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CORPO STUDENTE_ laboratori nelle scuole e formazione insegnanti

by muvet
05/01/202627/01/2026Filed under:
  • approfondimento
  • comunità
  • danza diffusa
  • formazione
  • in primo piano
  • muvet bologna

Il 2025 si è concluso con la realizzazione della prima fase di sviluppo del progetto CORPO STUDENTE, sostenuto da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna con il contributo di  Regione Emilia Romagna, ideato da MUVet con QB Quanto Basta e gli istituti comprensivi IC 7 e IC di S. Giorgio di Piano.

formazione insegnanti ed educatori/educatrici

Il 29 e 30 novembre un gruppo di quindici persone, composto da insegnanti della scuola Primaria ed educatrici/educatori attivi nei servizi 0/18 del Comune di Bologna, ha partecipato alla formazione “Far convivere le differenze”, momento che per alcune seguiva un primo percorso dal titolo “Con tutto il corpo a scuola” realizzato nell’ambito del progetto ComBo!

Focus delle giornate di scambio e di pensieri in movimento è stato lo sguardo alla molteplicità dei punti di vista, dei corpi, delle esperienze e dei contesti di lavoro e di vita che abitiamo.

Abbiamo lavorato intorno all’errare, al perdersi e al “perdere tempo per guadagnare spazio”, facendo incontrare più voci: letture selezionate da chi ha condotto le pratiche di movimento e riflessioni emerse dal gruppo composito hanno dialogato sui temi dell’educare e apprendere. La domanda dalla quale ci siamo fatte attraversare costantemente è stata: “come tenere insieme questa molteplicità?” Ci siamo risposte che probabilmente è il gruppo stesso che la tiene insieme e proprio sul gruppo si basa l’apprendimento: la conoscenza è relazione, scambio, reciprocità.

Come ci dice la linguista Vera Gheno: “Dobbiamo smettere di pensare che ci sia qualcosa da includere perché ogni cosa è già parte del tutto. Fino a quando non comprenderemo che ciascuno di noi può essere tanto una parte del problema come della soluzione, non andremo da nessuna parte”. Queste parole smontano con facilità il tema dell’inclusione, traducendolo nel concetto di far convivere le differenze. 

Ripartiamo da quello che c’è, dunque, dalla complessità e stratificazione del reale, dal non dare per scontato il “come dovrebbe essere”: perdiamo tempo piuttosto a guardare con attenzione, ad ascoltare, per guadagnare spazio di riconoscimento e valorizzazione di chi compone un gruppo, ognuno con le sue competenze e prospettive, in una cornice di apprendimento compartecipato e di ricerca collettiva (come dice Francesco Careri in “Camminare e fermarsi”).

Proviamo a prenderci cura delle relazioni e dei luoghi, a renderli accoglienti e a metterci nei panni dell’altro, giocando a rispecchiarci, come accade nella didattica nomade di Careri, interagendo con i conflitti, approcciando la diversità come motore di crescita e arricchimento, per guadagnare consapevolezza.

Nella formazione, in particolare, abbiamo guidato l’altra persona attraverso il tocco, da molto vicino, ci siamo immerse nel silenzio ovattato da tappi per le orecchie, per acuire un ascolto cinestetico proprio dei nostri corpi. Abbiamo utilizzato “Un libro” di H. Tullet per guidare il gruppo a muoversi nello spazio della stanza e abbiamo provato a creare terreni di gioco accessibili, co-costruendo le regole della convivenza assieme, in quello spazio apparentemente vuoto che sta “nel mezzo” e ricalca i nostri processi creativi e di incontro – come accade nel lavoro ispirato alle pratiche artistiche di composizione in tempo reale di João Fiadeiro.

Abbiamo visto che possiamo ricorrere a stimoli interni che partono dai corpi o a stimoli esterni (narrazioni, libri, storie, musica, dispositivi di composizione, oggetti culturali che rilanciano riflessioni ed esperienze sfaccettate) per accordarci e sintonizzare i singoli in un sistema complesso di relazioni.

riflessioni e parole raccolte

Da queste due giornate abbiamo raccolto alcune riflessioni delle partecipanti che vogliamo riportare:

“Ognuno di noi è parte di una trama più grande, siamo un tessuto fatto di fili intrecciati insieme, se uno di loro si muove, i restanti fili si muovono di conseguenza: ogni nostro respiro, gesto, movimento agisce sempre sullo spazio dell’altro, non siamo mai isolati. La consapevolezza di questo mi aiuta a capire come convivere con la complessità che mi sta intorno e che ho dentro.” 

“Ho ritrovato me stessa nella danza” afferma un’insegnante, che sottolinea il bisogno di tornare al corpo a scuola, senza appenderlo fuori dall’aula. “Lo sviluppo dell’intelligenza è inseparabile da quello della affettività” dice a tal proposito Edgar Morin, non dobbiamo dimenticarlo.

laboratori nelle scuole

Da dicembre 2025, parallelamente alla formazione rivolta agli adulti, abbiamo dato il via ai laboratori di movimento nelle scuole, che hanno coinvolto le classi II e III dell’IC7 di Bologna e le rispettive famiglie. 

Le immagini della fotografa Sonia Maccari ci fanno respirare l’atmosfera di gioco e piacevolezza del fare e apprendere insieme.

Le parole riscoperte dalle classi ci danno la misura dei mondi che sono stati svelati. I bambini e le bambine hanno restituito l’esperienza attraverso diversi linguaggi e tra collage e disegni leggiamo parole come gentilezza, ascoltare e costruire, oggi ho imparato a cedere il posto, ho scoperto dove si trova la mia tibia, mi piace fare/ricevere un massaggio.   

Tutta la documentazione raccolta confluirà in un quaderno di lavoro a documentazione del progetto.

prospettive

Ci chiediamo ora: verso dove vogliamo tendere? Dobbiamo garantire una formazione che arricchisca le capacità di intrattenere relazioni con quanto ci circonda. Chi insegna – dice Tim Ingold – deve assumere una “postura” di accompagnamento più che di confronto. In questo modo sia chi insegna sia chi studia guarda nella stessa direzione: chinato/a su gli altri, per un dialogo con il mondo stesso.

Forse possiamo parlare di una “pedagogia della speranza” come titola la Gamec di Bergamo nel suo progetto per il 2026, e riflettere sull’educazione come dispositivo di relazione. Auspicando che la scuola, i luoghi di cultura e lo spazio pubblico diventino “laboratorio permanente di sperimentazione, co-apprendimento e ricerca, in cui quotidianamente convivono pratiche artistiche, educative e civiche.”

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